██████╗ ███████╗████████╗██╗██████╗ ███████╗██████╗ ██╗ █████╗
██╔══██╗██╔════╝╚══██╔══╝██║██╔══██╗██╔════╝██╔══██╗██║██╔══██╗
██████╔╝█████╗ ██║ ██║██████╔╝█████╗ ██║ ██║██║███████║
██╔══██╗██╔══╝ ██║ ██║██╔═══╝ ██╔══╝ ██║ ██║██║██╔══██║
██║ ██║███████╗ ██║ ██║██║ ███████╗██████╔╝██║██║ ██║
╚═╝ ╚═╝╚══════╝ ╚═╝ ╚═╝╚═╝ ╚══════╝╚═════╝ ╚═╝╚═╝ ╚═╝
- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b- `b
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
Inconscio
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
top
Il termine mwdainconscio (mwdqUnbewusstes in mwdgtedesco) indica genericamente tutte le attività mwdwmentali che non sono presenti alla mweacoscienza di un individuo.cite-ref-2[2] In senso più specifico, rappresenta quella dimensione mwfqpsichica contenente mwfgpensieri, mwfwemozioni, mwgaistinti, mwgqrappresentazioni, modelli mwggcomportamentali, spesso alla base dell'agire umano, ma di cui il soggetto non è mwgwconsapevole.cite-ref-3[3]
Contents
• Note
──────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────────
Storia del concetto
mwiwCarl Gustav Jung riteneva che una mwjapsicologia dell'inconscio fosse presente sin dagli albori dell'umanità, collegata alle antiche pratiche mwjqsciamaniche dei popoli primitivi.cite-ref-4[4] Il termine mwkginconscio a ogni modo è stato utilizzato come sostantivo solo a partire dall'mwkwOttocento, mentre in precedenza veniva usato per lo più come aggettivo per denotare quei processi di pensiero nascosti alla coscienza.cite-ref-loescher-5-0[5]
Dall'età antica a quella moderna
Le origini del concetto si possono rintracciare già presso gli mwnwantichi Greci,cite-ref-6[6] che tuttavia non conoscevano ancora un termine equivalente a quello odierno di inconscio.
Platone, rifacendosi alle dottrine religiose mwpqorfiche e mwpgpitagoriche, parlava di un sapere nascosto all'interno dell'mwpwanima umana, la quale lo aveva contemplato nel mondo mwqaiperuranio delle mwqqidee, per poi dimenticarlo dopo la sua rinascita nel corpo; si tratta di una conoscenza latente che la filosofia dovrà risvegliare con la mwqgreminiscenza o «anamnesi» (mwqwanàmnesis).cite-ref-7[7] Egli descrive la triste condizione dell'mwsaoblio soprattutto nel mwsqmwsgmito della caverna, dove gli uomini sono condannati a vedere soltanto le ombre del mwswvero, e condannano i pochi illuminati che, usciti fuori dalla caverna, intendono svelare loro la luce del sole.cite-ref-8[8] Questo "inconscio" platonico non è da intendere in senso mwuafreudiano,cite-ref-9[9] ma si avvicina comunque al significato che Jung darà all'mwvqinconscio collettivo.cite-ref-10[10]cite-ref-11[11]
Anche il filosofo mwxwneoplatonico mwyaPlotino è stato ritenuto un precursore della psicologia dell'inconscio,cite-ref-12[12] per le sue riflessioni sui processi non mwzqcoscienti dell'mwzganima, da lui "sdoppiata" in una superiore e una inferiore, alle quali corrispondono due forme distinte di mwzwpensiero: quello mwaaintellettivo-mwaqnoetico, cioè mwagintuitivo, rivolto alla mwawcontemplazione degli mwbaarchetipi (l'"inconscio")cite-ref-13[13] collegato all'mwcqAnima del mondo, e il pensiero logico-discorsivo che spesso coincide con quel che noi chiamiamo "mwcgconscio".
Jung sostenne che la concezione platonica dell'inconscio archetipico avesse permeato di sé anche il mwdaMedioevo e il mwdqRinascimento, per spegnersi infine alle soglie dell'età moderna.cite-ref-jung-14-0[14] La mwegfilosofia rinascimentale, in particolare, avrebbe rivitalizzato il patrimonio mwewimmaginifico della cultura classica, con il suo carico di mwfasimbolismi inconsci legati soprattutto all'mwfqalchimia, che il razionalismo mwfgilluminista avrebbe invece rimosso:cite-ref-jung-14-1[14]
«In Platone si dà un'enorme importanza agli archetipi, quali idee metafisiche, «paradigmi» o modelli, mentre gli oggetti reali sono trattati alla stregua di semplici copie di questi modelli
ideali
. La
filosofia medievale
, dai tempi di
S. Agostino
– dal quale ho preso l'idea di archetipo – fino a Malebranche e a Bacone, segue ancora le orme di Platone. [...] Da
Cartesio
a
Malebranche
in poi, il valore metafisico dell'idea o archetipo va gradatamente deteriorandosi. L'
idea
diventa un «pensiero», una condizione gnoseologica interna. [...] Infine
Kant
riduce gli archetipi a un numero limitato di
categorie
della conoscenza.»
(Jung, Istinto e inconscio, in La psicologia dell'inconscio, trad. di Marco Cucchiarelli e Celso Balducci, Newton Compton editori, 1997, pag. 169)
Leibniz e le "piccole percezioni"
Il primo filosofo a evidenziare l'esistenza di percezioni inconsce è stato nell'età moderna il neoplatonico mwiwGottfried Leibniz, in opposizione alla dottrina di mwjaCartesio che aveva identificato la coscienza con la totalità della mwjqvita pensante. Secondo Leibniz la posizione di Cartesio era gravemente sbagliata, perché dentro di noi esistono anche pensieri di cui non siamo coscienti. Secondo Leibniz era inoltre sbagliato contrapporre la mwjgmwjwres cogitans (la cartesiana "sostanza pensante") ad una mwkares extensa (o "sostanza materiale"), perché persino al più infimo livello dell'mwkqessere non c'è mai assenza totale di una qualche attività pensante. Non esiste una realtà che sia priva di pensiero, contrapposta allo mwkgspirito; esistono semmai infinite gradazioni di pensiero, da quello più confuso o inconscio a quello più chiaro e distinto, che è l'mwkwappercezione.cite-ref-15[15]
Leibniz si pose agli antipodi anche rispetto all'mwmqempirismo di mwmgLocke, che pur partendo da una prospettiva diversa da quella di Cartesio, era giunto ugualmente a concludere che esistessero solo le mwmwidee di cui abbiamo coscienza, presumendo che queste fossero un'"impronta" del mondo sensibile, un prodotto dell'esperienza che plasmerebbe la nostra mente come una mwnatabula rasa. Leibniz fu invece un sostenitore dell'mwnqinnatismo platonico della conoscenza: dentro di noi esistono già delle idee latenti, o appunto inconsce, che l'esperienza può risvegliare, ma non creare dal nulla.cite-ref-16[16]
Ognuno di noi infatti è una mwowmonade, secondo Leibniz, cioè un centro di rappresentazione, e quindi anche il processo della mwpaconoscenza avviene tutto al nostro interno. Percepire è diverso da accorgersi: vi sono monadi più elevate e meno elevate, cioè meno coscienti. Tra noi e una roccia c'è alla fine solo una differenza di coscienza. Ma anche in noi ci sono certamente pensieri inconsci. Leibniz affermava che noi abbiamo delle "piccole percezioni" che assimiliamo inconsciamente proprio perché sono molto piccole. E la percezione cosciente è il risultato della somma delle piccole percezioni.
«Da mille indizi noi possiamo essere sicuri che ci sono in noi, in ogni momento, innumerevoli percezioni senza
appercezione
... più efficaci di quanto sembra... e anche le percezioni avvertibili derivano per gradi da quelle così piccole che non si possono avvertire.»
(Leibniz, Nuovi Saggi, prefazione)
Così ad esempio il rumore del mwpwmare in fondo è il risultato del rumore delle piccole mwqaonde che essendo piccole percezioni noi assimiliamo inconsciamente, fino a comporre il quadro generale di cui abbiamo coscienza. Soltanto in mwqqDio esiste il più alto grado di rappresentazione del mondo, ossia l'appercezione più chiara e distinta che è l'mwqgautocoscienza: questa riassume in sé le percezioni inconsce di tutte le altre monadi.
L'età dell'Idealismo
L'esistenza di una zona inconscia divenne un cardine della scuola di mwrqWolff e fu ammessa da mwrgKant. Con l'mwrwidealismo tedesco la nozione di inconscio tornò mwsaneoplatonicamente a denotare quel mondo di finzioni che il mwsqsenso comune scambia erroneamente per la realtà oggettiva al di fuori di noi, perché non si accorge di vivere in una mwsgdimensione onirica ed è incapace di destarsi.
mwtaFichte riprese il concetto kantiano di mwtqimmaginazione produttiva per indicare il modo in cui l'mwtgIo produce inconsciamente il mondo, cioè la materia o il non-io.cite-ref-17[17] Proprio perché è sottratta alla coscienza, la materia ci appare come altro da noi: non sappiamo che essa è la parte inconscia di noi, ce la troviamo «già data». In tal modo, Fichte riesce a rendere ragione del punto di vista del mwuwrealismo, che non può essere considerato del tutto erroneo, essendo giustificato dall'azione necessaria e inconscia della stessa immaginazione produttiva. La superiorità dell'mwvaidealismo sul realismo consiste però nel fatto che il primo riesce a rendere ragione del punto di vista realistico, mentre il secondo, che presume di essere più vicino al senso comune, non sa spiegarlo. Accrescendo questa consapevolezza è possibile avvicinarsi sempre di più all'mwvqautocoscienza pura, ma è solo nell'agire mwvgetico, non certo con la semplice teoria, che l'uomo può recuperare coscienza della propria zona d'ombra, scontrandosi mwvwpraticamente col limite che inconsciamente si è posto.cite-ref-18[18]
mwxqSchelling estese ancora di più la nozione di inconscio che in Fichte non era ancora esplicita, sostenendo che esso è la modalità con cui Dio crea il mondo in uno stato di mwxgestasi più o meno onirico. Il termine è da lui adoperato per indicare «questo eterno inconscio [...] che si nasconde... e imprime alle azioni libere la sua identità».cite-ref-19[19] L'inconscio è per Schelling la parte oggettivata, "pietrificata", dello Spirito, cioè la Natura. Questa è un'«intelligenza addormentata», uno «spirito in potenza», che però conserva una reminiscenza dell'mwywIdea e mira perciò ad evolversi dai gradi inferiori verso quelli superiori, fino a diventare piena mwzaautocoscienza nell'uomo, il quale rappresenta il vertice in cui la natura può prendere finalmente coscienza di sé. Si tratta tuttavia di un processo conoscitivo che non si esaurisce mai completamente, perché anche nell'uomo permane sempre un elemento naturale che si sottrae alla comprensione. Non è dunque la mwzqragione, ma soltanto l'mwzgarte che può cogliere appieno, nella loro compresenza, i due aspetti mwzwbipolari in cui si articola l'mw0aAssoluto:cite-ref-20[20] conscio e inconscio, ideale e reale, spirito e natura.cite-ref-loescher-5-1[5]
Rifacendosi a mw2gJakob Böhme, l'ultimo Schelling affermò che anche in mw2wDio è presente un lato oscuro e inconscio. Si tratta di un abisso profondo a partire dal quale però Dio emerge, rivelando se stesso come Persona e facendo trionfare la luce sull'oscurità. Le tenebre di per sé non sono un principio del male, ma piuttosto il fondamento a partire dal quale Dio si attua come mw3acausa sui, cioè causa di sé. È tuttavia in questo fondo oscuro che risiede la possibilità del mw3qmale, che dunque non è un semplice non-essere, ma una potenzialità, che nell'uomo può diventare realtà e richiede di essere sconfitta attraverso un processo di mw3gredenzione.cite-ref-21[21]
Schopenhauer e Nietzsche
mw5qArthur Schopenhauer riteneva inconscia la mw5gvolontà di vivere, una Volontà che è il principio dominatore dell'universo. L'uomo si illude con la sua coscienza di poter conoscere e ordinare il mondo secondo criteri di razionalità e moralità, ma dimentica che quest'ordine è soltanto di tipo mw5wfenomenico, deriva cioè da una sua rappresentazione, al di sotto della quale sta il mw6anoumeno, la realtà nascosta e autentica, dalla quale si fa dominare senza neppure accorgersene. Questa Volontà sfrenata e irrazionale si oggettiva dando forma alla natura e al suo stesso mw6qcorpo, all'interno del quale ogni pulsione si materializza in uno specifico mw6gorgano.cite-ref-loescher-5-2[5] Ritorna qui la visione mw7wneoplatonica di un atto inconscio originario dal quale ha origine la mw8avita, la cui impossibilità di razionalizzarsi e di far rientrare totalmente l'mw8qEssere nell'mw8gIdea è causa della sofferenza. Soltanto la presa di coscienza di questa volontà inconscia, che coincide con la sua stessa auto-negazione, consente di uscire dal mw8wciclo insensato dei desideri, morti e rinascite.
Inizialmente seguace di Schopenhauer,cite-ref-22[22] mw-qNietzsche ribadiva l'esistenza di pulsioni inconsce e incontrollate che sarebbero alla base non solo dell'agire umano, ma anche di tutti quei mw-gvalori della tradizione occidentale ritenuti moralmente "validi" di per sé, ma la cui vera origine sarebbe stata ottenebrata. La costruzione di questi valori risulterebbe in realtà da un espediente subdolo attuato dai più deboli per impedire, attraverso il ricatto della mw-wmorale, l'affermazione degli istinti più sani e vitali degli individui. A differenza di Schopenhauer, Nietzsche invitava quindi a dare libera espressione alla propria autentica natura, con «la sua forza, il suo piacere, e la sua terribilità», liberando dalla coscienza e dalla morale i propri «antichi istinti».cite-ref-loescher-5-3[5]
Esaltando l'aspetto "mwaqedionisiaco" dell'essere umano in contrapposizione a quello riflessivo e "mwaqiapollineo", Nietzsche individuava così nella mwaqmvolontà di potenza il principio inconscio fondamentale da cui nasce ogni azione o pensiero, che risultano non più vincolati da criteri mwaqqlogici di distinzione tra vero e falso, bene e male, ma hanno un'origine mwaquirrazionale e quindi inaccessibile alla coscienza.cite-ref-23[23]
La nascita della psicoanalisi
«Probabilmente pochissimi uomini hanno compreso che ammettere l'esistenza di processi psichici inconsci significa compiere un passo denso di conseguenze per la scienza e per la vita. Affrettiamoci comunque ad aggiungere che un tale passo la
psicoanalisi
non l'ha compiuto per prima. Molti filosofi possono essere citati come precursori, e sopra tutti Schopenhauer, la cui
volontà
inconscia può essere equiparata alle pulsioni psichiche di cui parla la psicoanalisi. Si tratta del resto dello stesso pensatore che, con enfasi indimenticabile, ha anche rammentato agli uomini l'importanza misconosciuta delle loro aspirazioni sessuali.»
(Freud, Una difficoltà della psicoanalisi (1917), in Opere, vol. VIII, pagg. 663-664, Boringhieri, Torino, 1967-1980)
Il rilievo dato alla nozione di inconscio da parte dei filosofi dell'mwaq0epoca romantica contribuì alla formazione del contesto culturale in cui sarebbe sorta la mwaq4psicanalisi: vi è chi riconduce la genesi di quella mwaq8freudiana a mwaraSchopenhauer, e quella mwarejunghiana a mwariSchelling.cite-ref-24[24] La nozione di mwarcinconscio (in mwargtedesco mwarkUnbewusstsein) fu comunque ancora utilizzato in filosofia da mwaroKarl Robert Eduard von Hartmann per indicare il principio della sua dottrina. Egli si rifaceva ai precedenti delle "percezioni insensibili" di mwarsGottfried Leibniz teorizzando l'esistenza di una zona inconscia nell'animo umano.
Da annoverare poi mwar0Henri Bergson, il quale, polemizzando contro il mwar4determinismo e il mwar8materialismo, affermava che la mwasavita biologica, come del resto la coscienza, non è un semplice aggregato di elementi composti che si riproduce in maniera sempre uguale a se stessa. La vita invece è una continua e incessante creazione che nasce da un principio assolutamente semplice, non rieseguibile deliberatamente, né componibile a partire da nient'altro: esso è perciò inconscio, perché inaccessibile alla ragione discorsiva.
Freud e i successivi "psicologi del profondo" fecero quindi dell'inconscio, insieme ai concetti complementari di mwasiproiezione e mwasmrimozione che lo giustificano, il cardine del pensiero e della prassi mwasqpsicoanalitica, portando questo concetto a livelli di diffusione mai raggiunti prima. In un certo senso, da questo momento tutta la mwasustoria della psicoanalisi corrisponderà ad un tentativo di articolare progressivamente una compiuta mwasyteoria della mente fondata sul costrutto teorico di inconscio.
Soltanto negli ultimi decenni si è sviluppata una concezione mwasgneuroscientifica dell'inconscio che ha reciso i legami con le congetture degli psicologi del profondo. Le scoperte e le elaborazioni della mwaskpsicoanalisi hanno avuto comunque, dopo una prima forte resistenza, un grande impatto sulla nostra civiltà: non a caso il sostantivo mwasoinconscio è diventato parte del vocabolario comune, superando i limiti della terminologia tecnica della mwassmedicina.
Considerazioni di Sigmund Freud
«Tutto ciò che è
rimosso
è destinato a restare inconscio; tuttavia è nostra intenzione chiarire fin dall'inizio che il rimosso non esaurisce tutta la sfera dell'inconscio (...) Il diritto di ammettere l'esistenza di una psiche inconscia e di lavorare scientificamente in base a questa ipotesi ci viene contestato da più parti. A nostra volta possiamo replicare che l'ipotesi è necessaria e legittima, e che abbiamo parecchie prove dell'esistenza dell'inconscio.»
Con il termine mwatumwatyinconscio Freud intendeva un complesso di processi, contenuti ed impulsi che non affiorano alla mwatccoscienza del soggetto e che pertanto non sono controllabili razionalmente. Egli riferì il termine dapprima ad una parte della mwatgmente in cui si trovano i contenuti psichici rimossi, per poi passare ad indicare i contenuti stessi che possono riaffiorare nei sogni in forma simbolica, o manifestarsi come atti mancati, come i mwatklapsus e le distrazioni. In sintesi nella nostra psiche esiste una dimensione inconscia e irrazionale, in cui si annidano una serie di mwatoistinti e desideri il cui contenuto non si manifesta a livello cosciente, ma la cui soddisfazione è necessaria, pena il manifestarsi di mwatsdisturbi mentali e mwatwcomportamentali più o meno gravi (mwat0nevrosi e mwat4psicosi). Il fatto che ritenesse i contenuti inconsci per lo più di natura mwat8sessuale va collegato al fatto che su questo terreno, nella sua esperienza dell'epoca, trovavano maggiormente espressione le problematiche legate al principio della polarità e dell'unità degli opposti, con i conflitti e le repressioni che esse comportavano:cite-ref-25[25] sarà il suo allievo Jung a convenire che la mwauqsessualità è solo un aspetto concreto di una problematica più propriamente metafisica, ma si deve comunque a Freud la scoperta che l'inconscio è sede di ogni processo psichico che debba restare inaccessibile al mwauupensiero cosciente e comprende almeno una parte di quelli attinenti alla sfera sessuale.cite-ref-26[26]
L'interiorità umana, quella che tradizionalmente era definita mwavqanima o mwavupsiche ed era ritenuta indistintamente la sede della mwavyrazionalità, della mwavcvolontà e delle mwavgemozioni, venne perciò indagata come un complesso di luoghi diversi, ciascuno dotato di una sua forza e di una sua autonomia. Era così possibile conoscere particolari aspetti della mwavkpersonalità soltanto percorrendo vie molto tortuose. Poteva essere quindi necessario analizzare i sogni dei pazienti o le loro manifestazioni di mwavoansia, oppure prestare attenzione ad alcuni gesti quotidiani, o ad espressioni e modi di dire apparentemente insignificanti. L'inconscio in sostanza era una ragione, che trascendeva quella dell'mwavsIo, e che comunicava attraverso le sintomatologie la verità non consapevole. L'ottimismo terapeutico di mwavwSigmund Freud fece dell'inconscio un luogo dotato di senso, che richiedeva un'mwav0ermeneutica, una capacità interpretativa specifica.
Più avanti, mwav8Sigmund Freud nell'illustrare il nuovo statuto dell'mwawaIo, introdusse la nuova istanza dell'mwaweEs (in mwawilatino mwawmId),cite-ref-28[28] che descrisse riportando le parole di mwawgGeorg Groddeck come "la mwawkforza ignota e incontrollabile da cui veniamo vissuti". Al di là della collocazione topica delle nuove istanze, il padre della mwawopsicoanalisi invitò a non considerarle quali entità separate, mettendo in guardia dal sostanzializzarle. Su queste considerazioni psicoanalisti post-freudiani si basarono per ipotizzare la possibilità di un'ereditarietà stessa dell'mwawsEs. Benché mwawwSigmund Freud non abbia potuto scrivere nulla di assoluto in merito, è bene comunque ricordare che nelle frammentarie annotazioni che questi prese nell'estate del '38, quindi poco prima di morire, contenute sulle due facciate di un foglio considerato il suo testamento programmatico, scrisse di possibili mutamenti sull'ipotetica vestigia ereditaria dell'inconscio, e ciò indicherebbe la mancanza di uno mwaw0statuto d'attinenza definitiva della psicoanalisi.
Freud riteneva che il sogno fosse una manifestazione psichica, onirica, mirata alla realizzazione di un desiderio mwaw8pulsionale non realizzato nella realtà, che attingeva i propri contenuti latenti dall'inconscio. I mwaxalapsus, le forme d'mwaxeamnesia momentanea ed i mwaxifalsi ricordi non sono casuali. Con la "strutturazione" mwaxmSigmund Freud ci indica che la mwaxqpsiche è strutturata in: mwaxuIo - mwaxyEs - mwaxcSuper-io. L'Es rappresenta l'istinto, la pulsione, completamente mutuate dall'inconscio. Il Super-io è il "precipitato" degli insegnamenti morali, sociali ed educativi, ed esita tra contenuti consci e inconsci. L'Io è il mediatore tra l'Es ed il Super-io (tra istanze pulsionali e mwaxgmorali).
Considerazioni di Melanie Klein
Le definizioni secondo mwaxsMelanie Klein di determinismi inconsci sono: la coscienza di una casualità od eccezionalità nei processi mentali, giacché ogni evento psichico viene determinato dagli eventi che lo hanno preceduto, in cui il fattore mwaxwtempo, come lo si concepisce coscientemente, non esiste. Oltremodo, il mwax0senso di colpa che si riferisce sempre ad un evento psicologico passato, e l'mwax4angoscia che si riferisce sempre ad un evento psichico futuro.cite-ref-29[29]
Jung e l'inconscio collettivo
mwaysCarl Gustav Jung, inizialmente allievo di Freud, ha fortemente contribuito a fare chiarezza sul concetto e sulle definizioni del termine mwaywinconscio. Nei suoi studi ha distinto l'inconscio personale, formato dalle esperienze e dai vissuti personali del singolo individuo costruiti durante la sua crescita, dall'mway0inconscio collettivo, formato invece da costrutti e contenuti mway4innati, che ogni individuo cioè possiede al suo interno sin dalla nascita. Con questo termine egli indica l'insieme dei contenuti psichici universali, propriamente gli mway8archetipi, preesistenti all'individuo e legati al complessivo patrimonio della civiltà. In esso consiste la struttura della psiche dell'intera umanità.
Gli mwazearchetipi trovano il loro riferimento nel patrimonio storico-culturale di un vasto gruppo o dell'intera umanità e si presentano nei simboli onirici e nelle mwaziallucinazioni, ma anche nelle visioni dei mistici, nei riti religiosi e nelle opere d'arte.
Anche l'mwazqalchimia, a cui Jung dedicò gran parte degli scritti finali della sua vita,cite-ref-30[30] non sarebbe che la mwazkproiezione nel mondo materiale degli archetipi dell'inconscio collettivo, mentre il procedimento per ottenere la mwazopietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell'io dai conflitti interiori.
Considerazioni di Wilfred Bion
Una madre adeguata alle necessità primarie del suo ruolo, secondo quest'autore, è quella che può avocare a sé gli stimoli della realtà che il figlio non è in grado di gestire, di trasformarli in forme verbali e comportamentali emotivamente connotate e mostrarli al piccolo in modi adeguati all'età, evidenti e rassicuranti, rendendogli possibile averne esperienza.
Gli stimoli esterni dell'esperienza fisica e psichica, che arrivano al bambino senza che questi sia in grado di interpretarli sono da Bion definiti "elementi beta" e descritti come analoghi a conglomerati che la psiche non è in grado di metabolizzare. Essi possono entrare a far parte dell'inconscio come oggetti malevoli e distruttivi e causare nel tempo fenomeni che vanno dal disturbo psicologico, al disadattamento fino all'alienazione in più gradi e a franche forme di allucinazione. Quando tali oggetti vengono interiorizzati dalla madre e trasformati in oggetti comprensibili - da Bion detti "elementi alfa", una volta restituiti al bambino questi può a sua volta interiorizzarli come oggetti buoni e alleati; esperienze delle quali potrà fruire inconsciamente in modo proficuo.cite-ref-bion-31-1[31]
Considerazioni di Jacques Lacan
Il linguaggio si suddivide tra mwaassignificante e mwaawsignificato: il significante è il concetto, costitutivo dell'inconscio, quindi il mwaa0simbolo, quello che si vorrebbe esprimere, che si forma nella mwaa4mente e viene trasmesso per mezzo della mwaa8comunicazione; il significato invece, sempre secondo mwabaJacques Lacan, è ciò che viene decifrato e capito dal ricevente e, di sovente, si hanno delle vere sorprese se si cerca di capire quanto gli altri hanno compreso di ciò che noi volevamo esprimere.cite-ref-32[32]
Considerazioni di Noam Chomsky
Tutto ciò che serve a manifestare all'esterno la nostra interiorità ha il nome di mwabclinguaggio, ossia mwabglinguaggio parlato, scritto e gestuale. Esso si suddivide, in termini strutturali, in una parte superficiale ed una più profonda, inconscia. mwabkNoam Chomsky sottolinea che la parte superficiale riguarda l'organizzazione della frase, mentre la parte più profonda è attinente al substrato strutturale astratto.cite-ref-33[33]
Inconscio e subconscio
Il termine subconscio, sebbene a volte usato in alternativa ad inconscio, può essere considerato piuttosto come la linea di confine tra conscio ed inconscio.cite-ref-dethlefsen-34-0[34] In tal senso, quanto più il subconscio viene fatto diventare permeabile, tanto più esso lascia emergere intuizioni e visioni dell'inconscio, mentre per altro verso assorbe contenuti dalla coscienza per integrarli tra le abilità inconsce. La massima permeabilità del subconscio condurrebbe quindi alla fusione di conscio ed inconscio, in uno stato equivalente alla medianità o all'illuminazione.cite-ref-dethlefsen-34-1[34]
Considerazioni di Alfred Adler
Il termine mwacginconscio viene utilizzato dallo psicanalista mwackAlfred Adler per designare quegli mwacoautomatismi del pensiero e del comportamento che sono stati interiorizzati al punto da non essere più riconosciuti dalla coscienza vigile. Esso quindi assume un significato più riduttivo rispetto a Freud, essendo adoperato da Adler principalmente per qualificare tali processi mentali più che per indicare una zona psichica vera e propria.cite-ref-35[35] Un significato analogo vi è attribuito da mwac8Karl Popper, che parla di inconscio pressoché come sinonimo di mwadasubconscio,cite-ref-36[36] restringendo l'ambito di validità della psicoanalisi al criterio di mwadufalsificabilità da lui assegnato alla mwadyscienza.
Considerazioni di Viktor E. Frankl
Inconscio cognitivo
Nel 1987 lo psicologo cognitivista J.F. Kihlstrom dell'Università di Berkeley ha introdotto il concetto di mwaeeinconscio cognitivo ovvero la parte cognitiva dell'Io, che collabora con lmwaei'mwaeminconscio procedurale, responsabile della nostra mwaeqmemoria inconscia delle abilità motorie e percettive, e lmwaeu'mwaeyinconscio preconscio che attiene all'organizzazione e pianificazione.
Inconscio adattivo
Lo psicologo cognitivista Timoty Wilson ha coniato il termine "inconscio adattivo" per identificare quella parte inconsapevole che interpreta rapidamente l'informazione tenendone traccia e che svolge una funzione importante nel processo decisionale coscientecite-ref-38[38]
Note
cite-note-11. Johannes Fabricius, mwafqL'alchimia. L'arte regia nel simbolismo medievale, Mediterranee, 1997, pagg. 25, 47, 117.
cite-note-22. ↑ Lo psichiatra mwafgMassimo Fagioli reputerebbe più corretta la locuzione "non cosciente", ritenendo che la dimensione inconscia proposta da Freud ponesse l'inconscio come una realtà psichica inconoscibile e inesplorabile, o meglio esplorabile solo nella parte di coscienza rimossa.
cite-note-33. ↑ citereftreccani-inconsciomwafwmwaf0Inconscio, in mwaf4Treccani.it – mwaf8Vocabolario Treccani on line, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
cite-note-44. ↑ C. G. Jung, mwagmDer philosophische Baum (mwagqL'albero filosofico), CW, vol. 13, 1967.
cite-note-loescher-55. ↑ mwag4mwag8L'inconscio, Loescher, librionline. mwahaArchiviatomwahe il 22 febbraio 2014 in mwahiInternet Archivemwahm.
cite-note-66. ↑ «Il Greco non ignora la dimensione inconscia, anzi la chiama mwahgdemone (mwahkdaimon), distinguendola anche terminologicamente dall'anima (mwahopsyché), e solo per una scarsa familiarità con la filosofia il militare mwahsSenofonte poteva confondere le due cose» (U. Galimberti, mwahwIl corpo, Milano, Feltrinelli, 1983, p. 51).
cite-note-77. ↑ «Reminiscenza è l'atto che trasforma quel sapere dallo stato inconscio allo stato conscio» (mwaiamwaiemwaiiReminiscenza, in mwaimDizionario di Filosofia, Treccani, 2009. mwaiqURL consultato il 26 luglio 2024.)
cite-note-88. ↑ Platone, mwaigmwaikLa Repubblica, libro VII.
cite-note-99. ↑ Massimo Recalcati, mwai0Elogio dell'inconscio, Mondadori, 2007, pag. 4.
cite-note-1111. ↑ «È stato lo stesso Jung ad aver percorso un itinerario che si richiama direttamente al sentiero tracciato da Platone, e successivamente fatto proprio dai neoplatonici, laddove, uscito dalla prigione rappresentata dall'mwajyermeneutica fisicalista, si è spinto [...] fino a quelle forme dell'istinto che prenderanno il nome di archetipi» (Niccolò Cappelli, mwajcmwajgLe radici dell'inconscio, Vita pensata, 2011).
cite-note-1212. ↑ Ad esempio Arthur Drews, mwajwPlotin und der Untergang der antiken Weltanschauung, Diederichs, Jena 1907; Schweyzer, mwaj0Bewusst und Unbewusst bei Plotin.
cite-note-1313. ↑ Thomas Alexander Szlezák, mwakePlatone e Aristotele nella dottrina del "Nous" di Plotino, pag. 226, Milano, Vita e Pensiero, 1997 ISBN 88-343-0872-7.
cite-note-jung-1414. ↑ Cfr. Jung, C. G., & Hinkle, B. M. mwakgPsychology of the Unconscious: a study of the transformations and symbolisms of the libido, a contribution to the history of the evolution of thought, Londra, Kegan Paul Trench Trubner, 1912.
cite-note-1515. ↑ «Lo stato passeggero, che implica o rappresenta una molteplicità nell'unità o sostanza semplice, non è altro che ciò che è chiamato percezione, e che deve essere distinta dall'appercezione o coscienza, come si vedrà in seguito. Ed è su questo punto che i cartesiani hanno sbagliato gravemente, avendo considerato come un nulla le percezioni delle quali non si abbia appercezione» (G. W. Leibniz, mwakwMonadologia, 14, in mwak0Scritti filosofici, UTET, Torino, 1967, vol. I, pagg. 284-285).
cite-note-1616. ↑ «Il nostro egregio autore [J. Locke] sembra invece affermare che in noi non c'è nulla di virtuale e di cui non abbiamo sempre una appercezione attuale. Ma egli non può sostenere ciò fino in fondo, perché altrimenti la sua opinione sarebbe troppo paradossale, in quanto le abitudini acquisite e gli stessi contenuti della nostra memoria non sono sempre appercepiti e non vengono sempre in nostro soccorso quando ne abbiamo bisogno, benché spesso noi li ricollochiamo agevolmente nello spirito quando una pur leggera occasione ce li faccia ricordare, come il semplice inizio ci fa ricordare tutta una canzone» (G. W. Leibniz, mwaleNuovi saggi sull'intelletto umano, prefazione, in mwaliScritti filosofici, vol. II, mwalmop. cit., pagg. 171-172).
cite-note-1717. ↑ mwalcmwalgLa teoria dell'immaginazione produttiva mwalkArchiviatomwalo il 2 aprile 2015 in mwalsInternet Archivemwalw. in Fichte, mwal4La dottrina della scienza, a cura di A. Tilgher, Bari, Laterza, 1971, pagg. 165-170.
cite-note-1818. ↑ Fichte tiene infatti a far presente come la filosofia sia ben distinta dalla vita, al punto da affermare che «vivere è non-filosofare» e «filosofare è non-vivere» (cit. in Fichte, mwammLa dottrina della religione, pag. 192, a cura di G. Moretto, Guida, Napoli 1989).
cite-note-1919. ↑ Schelling, mwamcSystem des transzendentalen Idealismus (mwamgmwamkSistema dell'Idealismo trascendentale), IV, F.
cite-note-2020. ↑ «Se l'intuizione estetica non è se non l'mwam0intuizione intellettuale divenuta obiettiva (cioè fatta oggetto, opera d'arte), s'intende di per sé che l'arte sia l'unico vero ed eterno organo e documento insieme della filosofia, il quale sempre e con novità incessante attesta quel che la filosofia non può rappresentare esternamente, cioè l'inconscio nell'operare e nel produrre, e la sua originaria identità con il cosciente. Appunto perciò l'arte è per il filosofo quanto vi è di più alto» (F. Schelling, mwam4mwam8Sistema della filosofia trascendentale, cit. in mwanaGrande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano 1971, vol. XVIII, pagg. 189-190).
cite-note-2121. ↑ Schelling, mwanqLezioni di Stoccarda (1810).
cite-note-2222. ↑ «Io sono uno di quei lettori di Schopenhauer che, dopo averne letto la prima pagina, sanno con certezza che le leggeranno tutte e ascolteranno ogni parola che egli abbia detto […] dal momento che Schopenhauer […] appartiene a quei grandi vincitori, i quali, giacché hanno pensato le cose più profonde, […] si muovono e vivono realmente, e non a quel modo di maschere sinistre nel quale solitamente gli uomini vivono» (Nietzsche, mwangConsiderazioni inattuali, 3, mwankSchopenhauer come educatore, pag. 372).
cite-note-2323. ↑ Chiamando mwan0spirito di gravità, con suggestiva espressione, la funzione inibitrice della morale, Nietzsche in molti passi delle sue opere fa un chiaro riferimento a forze inconsce che nell'uomo reclamano espressione: «Tutto ciò che uno possiede è, per lui che lo possiede, ben nascosto: e di tutte le miniere preziose la propria è l'ultima ad essere scavata – ed è opera dello mwan4spirito di gravità. Siamo ancora nella culla e già ci danno parole e valori pesanti: "bene" e "male" - così si chiama questo viatico». [...] «Soprattutto l'uomo forte, paziente, che ha in sé reverenza: troppe parole e valori estranei carica su di sé – così la vita gli appare un deserto!» [...] «Molta bontà e forza nascoste non vengono scorte; i più saporiti bocconi non trovano buongustai!» (Nietzsche, cit. da mwan8mwaoaCosì parlò Zarathustra).
cite-note-2424. ↑ U. Galimberti, mwaoqIdee: il catalogo è questo, pag. 180, Feltrinelli, Milano 1992 ISBN 88-07-08108-3.
cite-note-2525. ↑ Thorwald Dethlefsen, mwaokMalattia e destino, pp. 200-201, Roma, Mediterranee, 2007.
cite-note-2626. ↑ Dethlefsen, mwao0ivi.
cite-note-272. Michele De Beni, Roberta Bommassar, Luigi Grossele, mwapePsicologia e sociologia, Roma, Città Nuova, 1999, p. 15.
cite-note-2929. ↑ Hanna Segal, mwap0Introduzione all'opera di Melanie Klein, Firenze, Martinelli-Psycho, 1998.
cite-note-3030. ↑ L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in particolare nelle seguenti opere: mwaqePsicologia e alchimia (1944), mwaqiPsicologia del transfert (1946), mwaqmSaggi sull'alchimia (1948), mwaqqMysterium Coniunctionis (1956).
cite-note-bion-3131. ↑ Accursio Gennaro e Giusy Bucolo, mwaqoPsicologia del profondo. Modelli e tecniche di psicoterapia psicodinamica, p. 52, Milano, Francoangeli, 2007.
cite-note-3232. ↑ A. Gennaro e G. Bucolo, mwaq4ibidem, p. 189.
cite-note-3333. ↑ Noam Chomsky, mwariIl linguaggio e l'inconscio, in mwarmSpirali. Giornale internazionale di cultura, n. 3, Matteotti, 1978.
cite-note-dethlefsen-3434. ↑ mwarkThorwald Dethlefsen, mwaroMalattia e destino, p. 34, Roma, Mediterranee, 2012.
cite-note-3535. ↑ Riccardo Zerbetto, mwar4Fondamenti comuni e diversità di approccio in psicoterapia, p. 103, Milano, Francoangeli, 2007.
cite-note-3636. ↑ Karl R. Popper, John C. Eccles, mwasiL'io e il suo cervello, Roma, Armando editore, 2001.
cite-note-3737. ↑ mwasyViktor E. Frankl, mwasc"Dio nell'inconscio", Morcelliana, 2014, p.mwasg 25.
cite-note-3838. ↑ Timoty Wilson, mwaswStrangers to Ourselves: Discovering the Adaptive Unconscious, Harvard University Press.
Bibliografia
• mwataHenri Ellenberger, mwateThe Discovery of the Unconscious: The History and Evolution of Dynamic Psychiatry, Basic Books, New York 1970 ISBN 0-465-01673-1; traduzione italiana: mwatmLa Scoperta dell'Inconscio (1976), 2 voll., Bollati Boringhieri, Torino 2003 ISBN 88-339-0367-2
• Lancelot Law Whyte, mwatyL'Inconscio prima di Freud: una storia dell'evoluzione della conoscenza umana, Astrolabio, Roma 1970
• mwatgFriedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, 1984, Newton Compton Editori. Parametro titolo vuoto o mancante (aiuto)
• Frank Tallis, mwatsBreve storia dell'Inconscio. Esploratori della mente nascosta da Leibniz a Hitchcock, Il Saggiatore, 2003 ISBN 88-428-1066-5
Voci correlate
• mwauaPsicoanalisi
• mwauiStoria della psicoanalisi
• mwauqStoria della psicoterapia
• mwauySubconscio
Altri progetti
Altri progetti
• Wikiquote
• Wikimedia Commons
• Wikiquote contiene citazioni sull'inconscio
• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su inconscio
Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiainconscio, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.